La Guerra di Troia non si farà

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Scheda tecnica

Libero adattamento da La guerre de Troie n’aura pas lieu di J. Giraudoux

Il titolo della pièce, “La guerra di Troia non si farà”, nasconde un evidente paradosso: non solo  la guerra di Troia è stata combattuta –secondo il racconto della mitologia greca- ma è addirittura diventata il tragico simbolo di tutte le guerre del mondo. Proprio smascherando questa contraddizione, la nostra versione del testo di Giraudoux si apre su un mondo post-apocalittico, desertificato e distrutto da un supremo conflitto già avvenuto. Non quello della Troia mitologica dunque , ma ad esso certo affine, come affini in fondo sono tutti i campi di battaglia.

L’umanità si è estinta, fatta eccezione per un’unica superstite, che apre lo spettacolo e accoglie lo spettatore sulla soglia della propria desolazione; ma qualcos’altro sopravvive, unica eco della civiltà scomparsa: è l’archetipo della Guerra, quella condizione dell’umanità in cui le forme prevalgono sui contenuti, l’apparenza vince sulla realtà, la verità perde significato e diviene un fantasma. A nulla vale la lotta del singolo contro l’inganno universale, una logica violenta eppure sottile– ligia a i canoni dell’estetica del potere – lo guida inerme verso l’autodistruzione.

Nelle stanze ormai vuote e silenziose abitate dalla nostra rassegnata sopravvissuta, prendono vita, come ombre o visioni, Ettore, Andromaca, Paride, Elena, Cassandra, la regina Ecuba, la piccola Polissena, il poeta Democo, il guerriero greco Aiace:  un coro di miti destinato a reiterare in eterno una  falsa premessa e la sua ineluttabile sconfessione. In un ciclo immutabile di rinascite e di morti, i protagonisti, tormentati da una Guerra incarnata, bella, seducente, torturatrice, vivranno fatalmente l’illusione di poter evitare il conflitto, per cedere infine al fallimento di ogni altra possibile evoluzione.

La Regia

Per questo spettacolo Effetti Collaterali ha voluto intraprendere un approfondito lavoro di preparazione ispirato al metodo di K. S. Stanislavskij relativamente al lavoro degli attori su se stessi e alla costruzione psico-emotiva dei personaggi. I legami e le relazioni fra i personaggi sono stati indagati e sviluppati attraverso una metodologia basata sull’improvvisazione fisica che trova le sue basi nella Psicomotricità Expressionale e nel Teatro-Danza, elaborata appositamente come mezzo di ricerca artistica ai fini del presente lavoro.

Per effetto di tutto ciò, dopo il primo debutto nel 2011, il gruppo decide di rielaborare i dialoghi e la messa in scena, i personaggi vengono totalmente riconcepiti e al cast viene aggiunta la giovanissima Ada Cavaciocchi, di dieci anni, nel ruolo di Polissena.

Si aggiunge, poi, un personaggio: alla logorroica, strampalata e grigia dea Pace si affianca la muta, sensuale e appariscente Guerra, mentre le altre figure si arricchiscono modificando i propri connotati in relazione alla personalità degli attori e in funzione del concetto stesso del paradosso.

L’attuale messa in scena del testo è ritmata dall’alternanza incalzante fra testo e azione, fra dialoghi pressochè naturalistici e momenti onirici e visionari che danno modo di seguire la vicenda non solo su un piano intellettuale, ma anche sul piano più intuitivo della rappresentazione visuale e delle immagini.

In un equilibrio nel quale trovano spazio ironia e dramma, la stesura drammaturgica-poetica e dai contenuti fortemente filosofici-  congiunta alla spiccata carnalità degli interpreti, rende i personaggi al tempo stesso ideali e corruttibili.

Approfondimenti

Musiche e testi: Martina Cavaciocchi, Daniele Peruzzini

Make-up: Dalia Colzi

Scenografie: Alessandro Bucca

Con: Giuditta Battaglia, Silvia Calamai, Ada Cavaciocchi, Martina Cavaciocchi, Dalia Colzi, Serena Falconi, Emily Maurizi, Alessandro Bucca, Daniele Peruzzini, Claudio Poli, Giovanni Solinas, Lisa Santi.

Regia: Vania Coveri

 

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Un commento su “La Guerra di Troia non si farà

  1. IDA ha detto:

    aspettate che l’abbia visto e sentirete….Boh!

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